
INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANDREA CHINAGLIA
Abbiamo intervistato il direttore d’orchestra Andrea Chinaglia che, con l’Orchestra del Teatro la Fenice, sarà in concerto martedì 17 marzo 2026 alle ore 19.30 al Teatro Toniolo.
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Maestro, in questo momento storico, come definiresti il ruolo della grande musica dal vivo? Che valore ha per la contemporaneità?
Proprio nel momento storico che stiamo attraversando, stracolmo di realtà virtuali e intelligenze artificiali, credo ci sia più che mai bisogno di riscoprire pienamente esperienze appaganti come ascoltare concerti dal vivo; basti pensare che si tratta – in ogni caso – di un’esperienza irripetibile perché ogni sera l’esecuzione sarà differente, non viene racchiusa dentro un contenitore, ma è fatta di vibrazioni, istanti e sensazioni che provengono anche dal pubblico stesso: c’è, a mio parere, una componente assolutamente fisica dell’ascolto che andrebbe vissuta pienamente, soprattutto dai più giovani.
L’orchestra proporrà un programma di straordinaria raffinatezza che mette in dialogo le figure di Mozart e Beethoven. Cosa accomuna e cosa differenzia questi due grandi compositori?
Raffinatezza senza dubbio, ma al tempo stesso sono totalmente convinto che il programma sia davvero “rock”; i 3 brani hanno come caratteristica comune quella di contenere al proprio interno un’energia debordante, che si alterna – come spesso accade – a intensi momenti di abbandono e di lirismo; le mezze tinte abbondano e il modo in cui i due compositori veicolano l’energia di cui parlavo, è talvolta profondamente diverso. Tuttavia il loro linguaggio è figlio della stessa tradizione.
Perché il pubblico dovrebbe venire a questo concerto?
In larga parte per ciò che ho appena descritto, e poi per la qualità dell’orchestra del Teatro La Fenice che riesce, come poche altre, a destreggiarsi tra i repertori più differenti con estrema naturalezza ed efficacia interpretativa.
Ci sono aspetti o momenti nei brani della serata che speri il pubblico percepisca in modo particolare?
Senza scendere nel dettaglio tecnico, mi auguro che il pubblico percepisca che dentro questi grandi capolavori c’è vita piena, declinata in tutti i suoi colori: gioia, sofferenza, passione, abbandono, nostalgia, desiderio e – perché no – molto altro ancora a seconda della sensibilità e del vissuto di ogni ascoltatore. Ci attende un viaggio meraviglioso.
Infine, la creazione del pubblico del futuro è un grande tema nel settore. Cosa ne pensi?
Il primo passo, a mio parere, è quello di abbandonare etichette utili solo nei sussidiari; ritengo che definire “classico” un programma come questo e, più in generale, parlare ancora di musica “classica” contrapposta ad altri generi sia del tutto fuorviante e dannoso. Penso risulterà immediatamente chiaro per il pubblico, ad esempio, l’assoluta contemporaneità di un sinfonia potente e tormentata come la n. 40 di Mozart. Non c’è nulla di vecchio, superato o polveroso, anzi. Naturalmente, senza un’autentica educazione musicale fin dalla tenera età diventa tutto più complicato. Tuttavia sono convinto che le giovani generazioni abbiano due armi straordinarie: la curiosità e la voglia di innamorarsi: e d’altronde con opere come queste, restare indifferenti è del tutto impossibile