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Intervista esclusiva a Mario Brunello

Set 28, 2026 | Intervista

Abbiamo intervistato Mario Brunello che si esibirà con gli altri artisti per il concerto Dedicato a Franco Rossi che si terrà lunedì 30 novembre alle ore 19.30 presso il Teatro Toniolo di Mestre.

Si esibiranno:
Mario Brunello, Sara Nanni, Francesco Ferrarini, Luigi Puxeddu, Michele Tazzari, Anna Campagnaro, Akira Ohsawa, Luca Provenzani violoncelli

QUARTETTO INDACO
Eleonora Matsuno e Ida Di Vita violini, Jamiang Santi viola, Cosimo Carovani violoncello

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Franco Rossi è stato uno dei maestri più importanti della sua formazione. Qual è l’insegnamento, musicale o umano, che sente ancora più vivo nel suo modo di suonare e di pensare la musica?

Lui insegnava a essere veri, soprattutto a essere autentici, sinceri con quello che la musica trasmette e con quello che noi, da musicisti, dobbiamo tradurre per trasmettere a nostra volta al pubblico. Aveva una regola fondamentale: libertà nella forma, e credo che questo riassumesse il suo modo di vivere la musica. Assolutamente libero in tutte le sue scelte, anche le scelte di carriera, sempre rispettando la forma di quest’arte, che in realtà non ha una forma fisica, solida, perché appare nello stesso momento in cui vive e poi scompare.

 

Sul palco saranno riuniti musicisti che hanno studiato con Franco Rossi. Che cosa accade quando degli allievi tornano a suonare insieme per ricordare il proprio maestro?

Accade che ricompare il Maestro, in un preciso momento, con dei suoni, con delle occhiate, con delle battute, degli aneddoti. Ricompare la figura con la sua vitalità, con la sua presenza su questa terra, insomma, sembra proprio di avere il Maestro ancora lì che opera fisicamente.
Anche perché quello che lui ha trasmesso ai musicisti è soprattutto anche un modo di intendere il suono, il suono come emozione. Io li so riconoscere all’ascolto coloro che hanno studiato con Franco Rossi, perché si sente subito un certo tipo di vibrato, un certo tipo di attacco e quando sono tutti insieme questo aumenta all’ennesima potenza.

 

Il programma attraversa oltre quattro secoli, da Giovanni Gabrieli a Giovanni Sollima. Quale filo musicale e ideale lega pagine così lontane nel tempo?

Questo è veramente un omaggio alla musica che amava Franco, fin dai primi madrigali che lui adorava a anche la musica contemporanea che assolutamente riteneva doveroso frequentare per un musicista. Naturalmente si passa da Beethoven a Wagner che erano poi i suoi punti di riferimento.

 

L’omaggio comprende anche una nuova composizione commissionata a Cosimo Carovani del Quartetto Indaco che si esibirà durante il concerto. Perché era importante che il ricordo di Franco Rossi non guardasse soltanto al passato, ma generasse nuova musica?

Perché la curiosità era una delle caratteristiche di Franco Rossi e abbiamo pensato che, come era accaduto l’altra volta quando lo avevamo ricordato a dieci anni dalla scomparsa, occasione per cui avevamo commissionato l’opera “Note sconte” (“sconte” nel senso di nascosto in veneziano) a Giovanni Sollima, ci sembrava giusto continuare a far creare musica nuova per questo concerto.
Tra l’altro, l’abbiamo chiesto a un quartettista, a un violoncellista, e pensiamo che così si possa dare anche un piccolo contributo al repertorio per quartetto che ha così poche cose per quartetto e ensemble, che può essere sia di violoncelli sia di un’orchestra d’archi. Sì, è un ulteriore omaggio alla figura anche visionaria di Franco Rossi.

 

A vent’anni dalla sua scomparsa, che cosa può ancora trasmettere Franco Rossi alle nuove generazioni di musicisti che non hanno avuto la possibilità di conoscerlo personalmente?

Io ho la fortuna di suonare il violoncello che Franco Rossi ha suonato per tutti gli ultimi anni della sua vita e quindi quello che può trasmettere è che i giovani cerchino sempre dentro alla musica, dentro al suono, dentro agli strumenti la voce vera, la voce autentica di quello che vogliono dire con la musica.

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