
INTERVISTA ESCLUSIVA ALLA BANDA OSIRIS
Abbiamo intervistato la Banda Osiris che sarà in concerto lunedì 19 gennaio 2026 alle ore 19.30 al Teatro Toniolo.
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“Le dolenti note”, come mai avete scelto questo titolo per il vostro concerto? Qual è la storia dietro al progetto?
Lo spettacolo nasce da un libro che fu scritto una decina di anni fa, ma che col passare del tempo è stato ampliato con nuovi capitoli o modificato in alcune parti. Ovviamente è un libro alla rovescia: un inno all’amore per la musica travestito da manuale ricco di consigli e considerazioni su come evitare il gramo mestiere del musicista: un sogno da stroncare sul nascere, prima che le delusioni lascino lividi irreversibili.
Tra il divertimento e la dissacrazione, tagliando e cucendo musica classica e leggera, jazz e rock, Dalla e i Beatles, Spike Jones e Buscaglione, ci divertiamo a dare suggerimenti provocatori e, se proprio vogliamo trovare un messaggio, forse è proprio questo: la musica può riempirti la vita, ma va coltivata con rigore, creatività e passione, senza aspettarsi però garanzie contro la frustrazione. Il successo artistico è un’alchimia per pochi.
Nel vostro spettacolo spiegate addirittura “perché è meglio evitare di diventare musicisti”, ma voi perché lo siete diventati e come è nata la famosa Banda Osiris?
Eravamo gli organizzatori di una rassegna teatrale che si svolgeva in vari luoghi della nostra città, Vercelli. Dovendo trovare un espediente per spostare il pubblico da una piazza a un’altra ci inventammo questa mini-banda che, come il Pifferaio Magico, catturasse l’attenzione e invogliasse gli spettatori a seguirla. La cosa buffa era che il pubblico, alla fine delle nostre esecuzioni, forse per la stranezza della proposta, ma soprattutto per la nostra mancanza di bravura, essendo noi dei musicisti autodidatti, invece di applaudire, rideva. A quel punto capimmo che era meglio abbandonare ogni velleità di diventare seri professori e trovare una strada più consona alle nostre incapacità.
Il vostro spettacolo è “un viaggio musical-teatrale”, che il nostro Direttore Artistico Mario Brunello ama definire come “impollinazione”. Quali sono i lati positivi dell’interdisciplinarietà dal vostro punto di vista?
“Impollinatori” non ce l’aveva mai detto nessuno. Ringraziamo Mario Brunello perché è un termine bellissimo, significa che il nostro lavoro è fondamentale per la riproduzione e la sopravvivenza di nuove forme di vita nello spettacolo. Siamo i vettori di un processo necessario allo sviluppo di semi e frutti anomali nel mondo della musica e del teatro. In effetti unire queste due discipline, pur non essendo né attori né musicisti ci ha permesso di creare la formula di una proposta spettacolare nuova e originale che replichiamo da ben 45 anni. Unica nota dolente, purtroppo, è che ultimamente le api, insetti simbolo dell’impollinazione, non se la passano per niente bene.
Cosa vi piacerebbe che il pubblico si portasse a casa, oltre alle risate?
E’ vero che il divertimento è un aspetto fondamentale, sia il nostro, che è stato l’elemento che ci ha tenuto insieme per tutti questi anni, sia quello del pubblico. Però ci piacerebbe che venisse riconosciuta anche una certa capacità di mettere in moto i neuroni degli spettatori. Siamo un po’ clown, un po’ mimi, un po’ cartoni animati, ma c’è un anche un livello di lettura più “impegnato”: battute non scontate, accostamenti musicali insoliti, similitudini illogiche, parodie. Un umorismo che fa anche “pensare”. In un momento della storia in cui il processo cognitivo è sempre più demandato all’artificiale proviamo a risvegliare le menti assopite di chi viene a guardarci e ad ascoltarci. O almeno questo è ciò che ci ha detto di rispondere Chat GPT…
Alla fine del concerto premierete le classi vincitrici del progetto scolastico ‘Ricicla, Crea, Suona: la musica del futuro è sostenibile!’, che unisce educazione musicale e sostenibilità ambientale. Cosa pensate delle iniziative che promuovono la conoscenza della cultura musicale tra le nuove generazioni?
Qualsiasi iniziativa che avvicini i giovani alla musica, che si tratti di laboratori, corsi, concerti didattici, progetti o attività varie, non è solo importante ma necessaria. Significa aiutarli a comprendere culture differenti, a maturare uno sguardo più aperto sul mondo, stimolare nuove conoscenze e, suonando insieme ad altri, a rafforzare lo spirito di cooperazione, l’inclusione e l’ascolto reciproco. Se, insieme a tutto ciò, si aggiunge uno sguardo concreto sul mondo che ci circonda trasformando la musica come mezzo per parlare anche di ambiente, sostenibilità, biodiversità, responsabilità, ecco che qualche sprazzo di ottimismo si apre sul nostro futuro.