
Intervista esclusiva all’ensemble Armoniosa
Abbiamo intervistato l’ensemble Armoniosa che, giovedì 1 aprile alle ore 19.30 presso il Teatro Toniolo di Mestre, si esibirà nel concerto “Five with Vivaldi”.
Five with Vivaldi propone una lettura originale delle Quattro Stagioni, una delle opere più celebri di Antonio Vivaldi. Che cosa vi ha spinto a costruire il progetto proprio attorno a questo capolavoro?
Le Quattro Stagioni hanno una qualità rara: riescono a parlare immediatamente a chiunque e, nello stesso tempo, offrono agli interpreti possibilità di approfondimento inesauribili. Anche quando crediamo di conoscerle bene, basta soffermarsi su una voce interna, su un passaggio armonico o sulla durata di un silenzio perché si apra una prospettiva diversa.
La formazione di Armoniosa ci permette di avvicinarle con una particolare intimità. Siamo cinque musicisti e ciascuno ha una responsabilità molto riconoscibile nel discorso musicale: questo favorisce un dialogo diretto, una grande mobilità e un ascolto reciproco costante.
Il progetto nasce dal desiderio di condividere questa vicinanza alla musica. La celebrità delle Stagioni è un bellissimo punto d’incontro con il pubblico; da lì possiamo accompagnarlo verso dettagli che, nell’abitudine all’ascolto, talvolta passano inosservati.
Le Quattro Stagioni sono il cuore del programma. Quali aspetti avete voluto mettere in luce nella vostra interpretazione e che cosa può ancora sorprendere, oggi, in queste pagine così conosciute?
Ci interessa soprattutto la loro vitalità teatrale. In queste pagine la natura prende voce: gli uccelli si rispondono, il temporale irrompe, il freddo irrigidisce i movimenti, il riposo acquista una dolcezza quasi fisica. Vivaldi rende queste immagini presenti attraverso un uso straordinariamente preciso del ritmo, dell’articolazione e del colore strumentale.
Cerchiamo di dare a ogni episodio il proprio respiro, lasciando emergere anche i momenti più raccolti. La forza di questa musica si avverte tanto nell’impeto di una tempesta quanto nella fragilità di una frase sospesa.
A sorprenderci ancora è la rapidità con cui cambia il paesaggio emotivo. Una musica così familiare conserva qualcosa di imprevedibile, a volte persino di ruvido. Il nostro compito è mantenere viva questa freschezza e permettere al pubblico di incontrare nuovamente le Stagioni, anche se le ha ascoltate moltissime volte.
Accanto alle Quattro Stagioni, il programma comprende anche altre composizioni di Vivaldi. Quali brani avete scelto e che cosa aggiungono al ritratto del compositore che emerge dal concerto?
Abbiamo scelto la Sonata per violoncello e basso continuo in si bemolle maggiore RV 47, il Concerto in si bemolle maggiore RV 383a dalla Stravaganza e la Sonata op. 1 n. 12, La Follia.
La sonata per violoncello ci porta in una dimensione più raccolta, nella quale lo strumento può esprimere la propria cantabilità e dialogare da vicino con il basso continuo. Il concerto della Stravaganza mette in evidenza l’inventiva della scrittura violinistica e la tensione che Vivaldi sa creare fra il solista e le altre voci.
Con La Follia incontriamo invece il piacere della variazione: uno schema riconoscibile diventa il terreno sul quale cambiano continuamente il carattere, il movimento e l’intensità della musica. È affascinante sentire quanta libertà possa nascere da una struttura così salda.
Nel loro insieme, questi brani permettono di conoscere più da vicino Vivaldi, oltre le pagine che lo hanno reso universalmente celebre..
Nel vostro ensemble ci sono anche un violoncello piccolo e un violoncello grande a cinque corde. Che suono particolare aggiungono alla musica di Vivaldi e come contribuiscono alla lettura delle Quattro Stagioni?
Sono strumenti fondamentali per il suono di Armoniosa. Il violoncello piccolo ha una quinta corda acuta, il mi, che amplia le possibilità nel registro superiore: può assumere parti normalmente affidate a strumenti più acuti, conservando la morbidezza e la consistenza sonora del violoncello.
Il violoncello grande ha invece una quinta corda grave, il sol, che estende il registro verso il basso e dà profondità al sostegno armonico. Fra i due strumenti si crea così uno spazio sonoro molto ampio, pur mantenendo una forte parentela timbrica.
Nella nostra lettura delle Quattro Stagioni, questa combinazione permette di distribuire le voci con flessibilità e di renderne percepibili i rapporti. Il lavoro di trascrizione richiede grande attenzione: ogni scelta di registro e di colore deve rispettare la funzione musicale della parte. È proprio in questo equilibrio fra invenzione e rispetto della scrittura che riconosciamo una parte essenziale della nostra identità.
Suonare Vivaldi vicino a Venezia, nei luoghi in cui questa musica è nata, ha un significato speciale per voi?
Sì, ha un significato particolare. Venezia appartiene profondamente alla storia di Vivaldi e avvicinarsi a questi luoghi rende più concreta la relazione con il suo mondo. Si pensa alla vita musicale della città, ai suoi teatri, alla Pietà, a un ambiente nel quale la musica era parte viva dell’esperienza quotidiana.
Suonare al Teatro Toniolo, a Mestre, porta con sé questa vicinanza e ci invita a un ascolto ancora più attento. C’è un’emozione discreta nel restituire la musica di Vivaldi a un pubblico che abita il territorio cui il suo nome è così strettamente legato.
Poi, quando comincia il concerto, quella storia entra nel presente: nel suono degli strumenti, nell’acustica della sala, nell’attenzione di chi ascolta. È questo incontro che ci sta più a cuore. Vorremmo che il pubblico si sentisse a proprio agio e potesse lasciarsi accompagnare dalla musica, con la libertà di riconoscere qualcosa e la curiosità di scoprire il resto.
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