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INTERVISTA ALLA DIRETTRICE ELISABETTA MASCHIO

Set 11, 2026 | Intervista

Abbiamo intervistato la Direttrice d’orchestra Elisabetta Maschio che dirigerà l’Orchestra del Teatro La Fenice in occasione del concerto inaugurale della 41ª Stagione di Musica da Camera e Sinfonica di Mestre, in programma domenica 4 ottobre 2026 alle ore 19.30 presso il Teatro Toniolo di Mestre.
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Il concerto celebra Giuseppe Sinopoli a venticinque anni dalla scomparsa. Quale aspetto della sua eredità artistica e intellettuale sente più vicino e come prenderà forma attraverso le musiche di Mozart, Wagner e Beethoven?

Giuseppe Sinopoli era un artista dalla mente aperta, un intellettuale come deve essere principalmente un direttore d’orchestra, che ha diretto le più importanti orchestre del mondo. In questo senso mi prendo il suo passaporto di libertà di aver percorso una strada personale basata sulla profonda conoscenza di se stesso.

 

Dirigerà l’Orchestra del Teatro La Fenice, un’istituzione profondamente legata alla storia di Sinopoli. Che significato assume per lei questo incontro, proprio in occasione dell’omaggio del 4 ottobre?

Un incontro molto significativo per la mia carriera di direttrice, un privilegio di cui sono grata al destino, una coincidenza con il mio ruolo di Presidente del Sistema delle orchestre e dei cori giovanili e infantili in Italia. L’orchestra giovanile nazionale “G. Sinopoli” proprio il prossimo 29 settembre aprirà le celebrazioni vive del Sistema in onore di Giuseppe Sinopoli a Messina a cui seguiranno altri eventi nelle altre due città italiane più legate alla sua vita, Venezia e Roma.
Sinopoli fu il primo grande direttore di portata mondiale a recarsi in Venezuela per toccare con mano il progetto de El Sistema ideato da Antonio Abreu. La sua sensibilità culturale lo portò a essere affascinato dalla forza sociale della musica e la sua ispirazione ha portato alla nascita in Italia del Sistema delle orchestre e dei cori giovanili e infantili in Italia sul modello venezuelano.

 

In una recente intervista ha affermato che è tempo di smettere di meravigliarsi davanti a una donna sul podio. Dopo trentacinque anni di carriera, che cosa deve ancora cambiare perché la direzione d’orchestra sia davvero percepita come una professione senza genere?

Se stiamo parlando della situazione italiana, sarebbe bello vedere più direttrici nei cartelloni delle istituzioni musicali e magari sperare che vengano assegnati incarichi di direzione musicale nelle istituzioni. Io stessa ho ricoperto questi ruoli molti anni fa. Ogni artista ha una storia, una sua genialità. Non mancano brave direttrici italiane che hanno conquistato anche all’estero podi importanti, lasciamole passare!

 

Da oltre vent’anni affianca alla carriera artistica un intenso impegno nella formazione e nelle orchestre giovanili. Che cosa può offrire l’esperienza dell’orchestra alla crescita di una ragazza o di un ragazzo, anche al di là della musica?

Le regole della vita sociale insegnate in modo vivo e pratico: ad esempio, se suono un tema ci sarà chi accompagna ascoltando, non andrò a sovrastare chi esprime un’idea; e questo magari accade prima a una sezione e poi ad un’altra secondo un principio estetico; oppure, se devo raggiungere un risultato artistico ognuno deve suonare bene la sua parte con responsabilità, facile o difficile che sia, ma che concorre all’armonia generale. Nella musica di insieme non può esserci brutalità o prevaricazione e la pace è la condizione necessaria. Trovo molto interessante che le parole del lessico musicale come armonia, sintonia, accordo, appartengano anche al lessico sociologico.
La pratica musicale d’insieme è un’ esperienza capace di sostenere crescita, inclusione sociale e culturale, contrasto alla povertà educativa, partecipazione e educazione alla bellezza.

 

Il concerto del 4 ottobre inaugurerà la 41ª Stagione di musica da camera e sinfonica di Mestre. Con quale emozione o nuova prospettiva vorrebbe che il pubblico uscisse dal Teatro Toniolo?

Vorrei che arrivasse ai cuori la gioia della musica eseguita dal vivo, la bellezza di poter vivere in un teatro un momento irripetibile e arricchente: che il pubblico possa cogliere un autentico linguaggio d’arte, perché attraverso un’ anima è passata una vita.

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