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INTERVISTA A MARCO SINOPOLI

Set 7, 2026 | Intervista

Abbiamo intervistato Marco Sinopoli che sarà in concerto con l’ensemble EXTRADICTION mercoledì 18 novembre 2026 ore 19.30 presso il Teatro Toniolo di Mestre.
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La serata si aprirà con un suo ricordo personale di Giuseppe Sinopoli. Quale dimensione dell’uomo e dell’artista vorrebbe restituire al pubblico, oltre l’immagine del grande direttore conosciuto in tutto il mondo?

Il mondo conosce mio padre come un grandissimo intellettuale e musicista. E la cosa che più mi piacerebbe condividere con chi non ne conosce gli aspetti più intimi è proprio l’unione che c’era in lui tra la sua dimensione intellettuale e quella profondamente umana, che emergeva tanto nelle relazioni più intime quanto nei rapporti professionali, fino ad arrivare a una dimensione più estesa, di carattere filantropico.
Questo si può vedere sia nelle sue iniziative della Musica per gli Ospedali, sia nel supporto al sistema venezuelano creato da Abreu, per aiutare a offrire ai più giovani e ai ragazzi meno fortunati del Venezuela un futuro migliore. Un futuro che, secondo lui, era possibile anche attraverso la musica.
Mio padre aveva una cultura vastissima e questa non sfociava mai nel nozionismo, ma era messa al servizio di un modo di essere che potremmo definire rinascimentale e, soprattutto, profondamente umano.
È sorprendente, per chi non conosceva questi aspetti di Sinopoli, sapere che fosse laureato in medicina e anche in archeologia.

 

Suo padre è stato direttore d’orchestra, compositore e intellettuale, capace di attraversare discipline e
linguaggi differenti. In che modo la sua libertà di pensiero ha influenzato il percorso musicale di Marco
Sinopoli?

Ho avuto la fortuna di ricevere un’eredità intellettuale e spirituale da parte di mio padre molto forte e caratterizzante, soprattutto per la sua ecletticità. Ho iniziato con il rock, per poi passare al jazz e alla musica classica. Il mio percorso musicale, ovviamente, porta con sé nel tempo tracce di interessi molto variegati che coltivo da molti anni, tra i quali la meditazione, la filosofia orientale e la psicologia.
La musica prende molte forme, così come gli atteggiamenti che possiamo avere nella vita, in qualche modo le maschere che indossiamo. È proprio nell’esplorazione di queste forme e di queste trasformazioni che trovo uno degli aspetti più interessanti della mia ricerca musicale.

 

In Après Ravel la musica classica incontra il jazz contemporaneo, l’improvvisazione e la ricerca timbrica. Da quale intuizione è nato il progetto e che cosa avete scoperto nella musica di Ravel lavorandoci con l’ensamble EXTRADICTION?

L’intuizione di creare un progetto interamente dedicato a Ravel nasce proprio dalla storia musicale di Ravel, che intreccia musica classica, della quale riprende alcune forme, impressionismo, suggestioni della musica giavanese e persino echi di musica jazz. Ravel è stato un compositore profondamente trasversale e, allo stesso tempo, un artista capace di suscitare emozioni estremamente forti attraverso una musica di grande universalità.
In più, avevo il desiderio di suonare le musiche di Ravel, ma, essendo un chitarrista elettrico, mi era impossibile. Così ho riarrangiato per il mio ensemble il secondo movimento del Quartetto per archi e questo è stato il motore che ha dato il via a tutto.

 

Nel vostro lavoro Ravel non viene semplicemente “trasformato” in jazz, ma diventa il punto di partenza di un linguaggio nuovo. Come avete cercato l’equilibrio tra fedeltà all’originale e libertà espressiva?

Il lavoro parte innanzitutto dal rispetto delle relazioni fra il materiale compositivo, in termini proprio tematici, della musica di Ravel e la struttura. Sicuramente abbiamo conservato quel minimo di struttura che serve a dare dignità ai temi che Ravel espone, dando anche la possibilità ai bellissimi intrecci, alle bellissime suggestioni timbriche di esprimersi attraverso gli strumenti dell’ensemble e soprattutto attraverso la parte dei fiati, con flauto, clarinetto e fagotto.
Dopodiché mi sono lasciato semplicemente ispirare, attraversare dalle emozioni di questa musica, filtrandole attraverso il mio modo di amare l’armonia e la costruzione musicale. Questa è una delle possibili versioni di questo progetto che avrei potuto fare.
E ho pensato soprattutto a non intellettualizzare troppo, in questo caso, il materiale. Ravel diceva che “la musica deve essere prima emotiva e poi intellettuale”.

 

Il concerto accompagnerà anche l’inaugurazione della statua dedicata a Giuseppe Sinopoli a Mestre. Che
significato ha per lei vedere la sua memoria entrare stabilmente nel paesaggio della città in cui è nato suo
padre?

Mi chiedo che cosa ne avrebbe pensato mio padre di questa incredibile manifestazione di amore e di stima da parte della sua città. Fa sempre molto effetto vedere, nel tempo, intitolare a mio padre strade, sale da musica e adesso persino una statua.
Persone come lui sono rarissime. Esistono e ci serviranno sempre da ispirazione, per la volontà, l’impegno e l’umanità che hanno saputo esprimere e che sempre più si rendono necessari in un momento di profonda trasformazione della società e dei valori.

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