
INTERVISTA ESCLUSIVA CON IL QUARTETTO DI GENOVA
Abbiamo intervistato il Quartetto di Genova che, assieme al Quartetto Rilke, sarà in concerto giovedì 12 febbraio 2026 alle ore 19.30 al Teatro Toniolo.
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L’Accademia Stauffer è famosa per la formazione di eccellenti musicisti d’arco: com’è l’esperienza di far parte di questo percorso e cosa vi ha dato finora?
Già soltanto riuscire a far parte di una scuola così importante a livello internazionale è per noi una grande soddisfazione. Avere continuamente a che fare con i più grandi musicisti dei giorni nostri, tra cui i nostri maestri del Quartetto di Cremona, è per noi un’opportunità preziosa. Oltre al fatto che due componenti del nostro gruppo, Filippo e Teresa, frequentano anche i corsi tenuti dai Maestri Accardo e Giuranna.
Entrare in questa Accademia è stata per noi una riscoperta più che positiva della musica da camera e in particolare del quartetto d’archi, non conoscevamo fino in fondo questo ambiente e le sfaccettature sono davvero infinite.
Al nostro gruppo sono state offerte numerose opportunità in questi anni: abbiamo iniziato a viaggiare di più per concerti e masterclass, in Italia e all’estero, grazie a diverse borse di studio e soprattutto, ci è stata data la possibilità di portare la nostra musica, insieme al nostro modo di essere e di suonare, ad un pubblico per noi nuovo, in luoghi sempre speciali. Si tratta di una sfida non da poco considerando soprattutto che avevamo iniziato questo percorso per il puro piacere di suonare musica bella insieme, essendo quattro amici, quasi fosse un gioco; il “gioco” di godersi la musica è rimasto, ma ora, dati tutti gli insegnamenti che riceviamo, vi è l’impegno, quasi morale, di riuscire a trasmettere anche a coloro che ci ascoltano le innumerevoli emozioni che può donare la musica, con la qualità più alta possibile.
Al concerto suonerete l’Ottetto di Mendelssohn che è stato scritto da un compositore appena sedicenne. Come vi fa sentire suonare un’opera così giovane e piena di energia?
E’ un’emozione fortissima. L’ottetto è un’opera davvero speciale e una delle cose che la rende speciale è che è sempre un’occasione di incontro con altri musicisti. Diventa una vera e propria festa, in cui tutti interagiscono con tutti per dare vita a questo complesso di suoni così intenso e gioioso. Non vediamo l’ora di vivere questo momento con le nostre colleghe del Quartetto Rilke e con il pubblico.
Il programma include anche Šostakovič e Webern. Come riuscite a cambiare stile e atmosfera senza perdere intensità durante lo stesso concerto?
Un programma così eterogeneo rappresenta sicuramente uno stimolo per noi. Come esecutori, abbiamo il compito di immergerci nella dimensione sonora di ciascuna opera in modo da renderne l’identità riconoscibile ed apprezzabile da parte del pubblico. Allo stesso tempo però ciò che rende affascinante un programma come questo è che mette in relazione e fa interagire identità musicali completamente diverse. Il rapporto fra le diverse opere è essenziale e noi dobbiamo essere in grado di presentare al pubblico tre entità distinte e allo stesso tempo fargli percepire e fargli vivere il rapporto che si crea tra di esse.
Quali sono state le sfide più interessanti nell’esecuzione di queste opere, e cosa vi ha dato maggiore soddisfazione?
Le sfide più stimolanti sono state soprattutto legate alla varietà del programma e alla necessità di immergersi ogni volta in un linguaggio musicale diverso. Ogni brano richiede un’attenzione specifica, sia sul piano tecnico che su quello espressivo, e il vero lavoro consiste nel saper cambiare atmosfera mantenendo al tempo stesso coerenza, intensità e qualità dell’ascolto reciproco. La soddisfazione più grande nasce quando, superati questi passaggi complessi, riusciamo a percepire una reale unità tra di noi: è in quel momento che la musica comincia a “respirare” e a prendere vita in modo naturale.
In che modo, secondo voi, questo concerto rappresenta l’incontro tra la grande tradizione della musica da camera e il talento emergente dei giovani musicisti?
La musica da camera è un processo che si presta al modo di essere dei giovani. Richiede socievolezza, energia, una mentalità aperta e disponibile al cambiamento. Questa occasione celebra in diversi modi questo incontro: la collaborazione fra l’Accademia Stauffer, che promuove instancabilmente giovani musicisti come noi, e l’Associazione Amici della Musica di Mestre, l’esecuzione dell’Ottetto di Mendelssohn, fra i più grandi capolavori della musica da camera, scritto da un giovanissimo e suonato da dei giovani, e la condivisione di tutto questo con il pubblico del Teatro Toniolo.
Avete un messaggio speciale per il pubblico?
Siete ad una festa! Cercate di godere di ogni nota che sentirete, perché ognuna di quelle note viene suonata, in quel momento, esclusivamente per vo