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INTERVISTA ESCLUSIVA A MARIA SALVATORI

Gen 25, 2026 | Intervista

Abbiamo intervistato Maria Salvatori che, con Nicolas Margarit, sarà in concerto giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 19.30 al Teatro Toniolo.
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Quanti anni avevi quando hai iniziato a suonare il violoncello e com’è nata la tua passione per questo strumento?

Ho iniziato a suonare per gioco a cinque anni, grazie alla scuola Suzuki, dove mi portò mio padre — lui è oboista. Mio fratello maggiore scelse il violino e io, da brava sorella competitiva, decisi di scegliere uno strumento ancora più grande! Non avrei mai immaginato che mi sarei innamorata così tanto del violoncello e che quella scelta “in competizione” mi avrebbe fatto scoprire la mia vocazione. In realtà, la musica è sempre stata parte della mia vita: mio padre, suonando al Maggio Musicale Fiorentino, ci portava sin da piccoli ad ascoltare concerti e opere in teatro. Così, è nato in me un amore naturale e profondo per questa forma d’arte.

 

Raccontaci il tuo percorso di studi: quali sono state le sfide più grandi e i momenti più belli?

Sono cresciuta alla Scuola di Musica di Fiesole, sulle colline della mia amata Firenze, sotto la guida di Marianne Chen prima e Luca Provenzani poi. È lì che ho mosso i primi veri passi nello studio del violoncello. Poi, viaggiando in Europa e incontrando quello che sarebbe diventato il mio attuale maestro, Ivan Monighetti, è cresciuto in me il desiderio di studiare in una delle scuole più importanti al mondo. Quando si è presentata l’occasione di entrare all’Escuela Superior de Música Reina Sofía non ci ho pensato due volte. È stato un passo decisivo e anche una grande sfida dato che, diciassettenne, facevo ancora il liceo, ho dovuto frequentare con un permesso speciale l’ultimo anno a distanza da Madrid, ma ne è valsa assolutamente la pena. Tra i momenti più belli sicuramente ricordo quello in cui l’anno scorso ho ricevuto il premio come migliore allieva della classe di violoncello per mano della Regina Sofía di Spagna.

 

Il Maestro Mario Brunello ti ha affidato la direzione artistica di un progetto triennale su Beethoven. Come ti senti?

Nutro per il M.o Brunello un’ammirazione assoluta, così quando mi ha fatto questa proposta ne sono rimasta colpita e onorata. Certamente è una responsabilità, che ho trovato però subito molto stimolante. Lui è davvero unico anche in questo, oltre ad essere il meraviglioso musicista che tutti conosciamo, riesce a ideare progetti che hanno sempre qualcosa di speciale: spero di non deluderlo! Sono elettrizzata poi all’idea di incontrare i ragazzi e dialogare con loro: il contatto con il pubblico, soprattutto quello più giovane, è fondamentale, aiuta a farci conoscere e a creare uno scambio autentico abbattendo quella sorta di rispetto reverenziale che a volte può creare distanza tra chi sta sul palco e chi ascolta.

 

Puoi raccontarci qualcosa in più sul progetto e sul programma del primo concerto?

L’intero progetto ruota attorno alla straordinaria figura di Ludwig van Beethoven. Ho strutturato i tre concerti in modo da includere tutte le sue opere principali per violoncello e pianoforte, affiancandole a brani di altri compositori che hanno avuto un legame con lui — per affinità stilistica, influenza o ammirazione. I tre programmi hanno tra loro un filo conduttore ma, allo stesso tempo, ciascuno di loro avrà una sua completezza.
Nel primo concerto eseguiremo la Sonata n. 3 Op. 69 in la maggiore, forse la più conosciuta, accostata alla Sonata per arpeggione di Franz Schubert e ad alcuni dei suoi Lieder più celebri. Schubert era un grande estimatore di Beethoven: da lui ha ereditato la forma sonata e una profonda attenzione per la scrittura cameristica.

 

Suonerai con Nicolas Margarit: come vi siete conosciuti? Com’è nata la vostra collaborazione?

Ci siamo conosciuti a Madrid, dove entrambi studiamo e per due anni abbiamo fatto musica da camera insieme. Sono molto grata di poter suonare con Nicolas: oltre a essere un musicista incredibile — da cui imparo ogni volta che condividiamo il palco — è anche un amico vero, con cui è un piacere fare musica. La nostra intesa è naturale e lui è una fonte di ispirazione continua per me, anche quando ci troviamo fuori per una pizza (ci sono buone pizzerie anche a Madrid!) visto che, nonostante sia poco più grande di me, è una persona di grande cultura.

 

Il giorno del concerto ci sarà una prova aperta per le scuole del territorio. Secondo te, cosa può avvicinare i giovani alla musica classica?

I giovani stessi, con iniziative di questo tipo! Credo che siano proprio i ragazzi a poter avvicinare altri coetanei alla musica classica, parlandone in modo diretto, sincero, coinvolgente. La musica dovrebbe far parte della formazione scolastica non solo come “materia” (quando c’è, sic!), ma come esperienza viva; solo così può essere coltivata e fatta crescere una sensibilità collettiva, rendendo quest’arte davvero accessibile a tutti. Frequentando molto le sale da concerto, anche come spettatrice, noto inoltre che quando i teatri o le associazioni propongono prezzi di favore, i giovani accorrono, basti pensare ad esempio alle bellissime iniziative messe in campo in questo senso dalla Scala, dalla Fenice o dal Maggio Musicale Fiorentino. La musica ha lo straordinario potere di mettere in relazione le persone al di là del loro credo o della loro provenienza e questo ne fa uno strumento di pace così necessario nel mondo di oggi!